Un piatto di legumi e verdure può essere semplice senza risultare banale: la purea morbida di fave secche incontra l’amaro deciso della cicoria, in un equilibrio tipico della cucina pugliese. Qui trovi la ricetta tradizionale, le dosi per quattro persone, i tempi di ammollo e cottura, le differenze tra fave secche e fresche e gli accorgimenti che fanno davvero la differenza.
La combinazione pugliese che unisce dolcezza, amaro e semplicità
- Dosi: 300 g di fave secche decorticate e circa 800 g di cicoria per 4 persone.
- Metodo classico: le fave diventano una purea cremosa, mentre la cicoria viene lessata e condita a parte.
- Tempo: considera 8-12 ore di ammollo e circa 90 minuti di cottura dolce.
- Equilibrio: l’amaro della verdura si armonizza con la dolcezza delle fave e la qualità dell’olio extravergine.
- Servizio: pane tostato, olio pugliese e una consistenza non troppo liquida completano il piatto.
Che cosa rende speciale l’abbinamento pugliese
La ricetta nasce dalla cucina contadina del Sud e si basa su ingredienti economici, conservabili e nutrienti. Le fave secche decorticate vengono cotte fino a disfarsi, poi lavorate in una crema rustica; la cicoria, invece, porta freschezza, fibra e una nota amarognola che impedisce al piatto di risultare pesante.
In Puglia questa preparazione è spesso chiamata anche fave e cicorie o ncapriata, soprattutto quando la purea viene servita insieme alla verdura selvatica. Io la considero una delle dimostrazioni più riuscite della cucina regionale italiana: non cerca di coprire il carattere degli ingredienti, ma li mette in contrasto per farli funzionare meglio.
La versione più tradizionale usa cicorielle selvatiche, ma in casa vanno bene anche catalogna, cicoria comune o puntarelle. Il risultato cambia leggermente: la cicoria selvatica è più intensa, mentre la catalogna è più facile da trovare e tende ad avere un gusto più gentile.
Ingredienti e dosi per quattro persone
| Ingrediente | Quantità | Indicazione pratica |
|---|---|---|
| Fave secche decorticate | 300 g | Sceglile integre, senza odori strani o macchie scure |
| Cicoria | 800 g circa | Selvatica, comune o catalogna |
| Patata | 1 piccola, facoltativa | Aiuta a rendere la purea più morbida |
| Aglio | 1 spicchio | Per ripassare brevemente la cicoria |
| Olio extravergine d’oliva | 4-5 cucchiai | Meglio un olio fruttato ma non troppo aggressivo |
| Sale | Quanto basta | Da aggiungere soprattutto verso fine cottura |
Con queste quantità si ottengono quattro porzioni abbondanti, soprattutto se servi il piatto con pane casereccio. La patata non è indispensabile e alcune famiglie la evitano; secondo me è utile quando le fave sono vecchie o poco farinose, perché contribuisce alla cremosità senza cambiare troppo il gusto.
Il pane non è solo un accompagnamento decorativo. Una fetta di pane tostato raccoglie la purea, assorbe l’olio e aggiunge una parte croccante che il piatto, da solo, non avrebbe. Per una versione naturalmente senza glutine basta scegliere pane certificato oppure servire la preparazione senza pane.

Come preparare fave e cicoria senza perdere consistenza
1. Ammollo e preparazione delle fave
Sciacqua le fave secche e lasciale in acqua fredda per 8-12 ore. L’ammollo non è obbligatorio con tutte le fave decorticate, ma riduce i tempi di cottura e rende più uniforme la purea. Dopo questo passaggio, scolale e controlla che non ci siano residui di buccia o piccoli sassolini.
2. Cottura lenta della purea
Metti le fave in una pentola dal fondo spesso e coprile con acqua fredda di circa 3-4 cm. Se vuoi, aggiungi la patata sbucciata a pezzi. Porta lentamente a ebollizione, elimina l’eventuale schiuma e continua a cuocere a fiamma bassa per 75-90 minuti, aggiungendo poca acqua calda solo quando serve.
La purea è pronta quando le fave si schiacciano facilmente con un cucchiaio. A questo punto sala e lavora il composto con una frusta, un cucchiaio di legno o un frullatore a immersione. Io preferisco una consistenza cremosa ma leggermente rustica, non completamente liscia: qualche piccolo frammento ricorda la natura contadina della ricetta.
3. Pulizia e cottura della cicoria
Elimina le foglie rovinate e la parte più dura dei gambi, poi lava la verdura in più acque. Lessala in acqua salata per 8-12 minuti, in base alla varietà e alla dimensione delle foglie. La cicoria deve ammorbidirsi, ma non diventare sfatta.
Scolala bene e strizzala senza esagerare. Un passaggio molto breve in padella con olio e uno spicchio d’aglio rende il sapore più pieno; se la cicoria è già molto amara, puoi saltare questo passaggio e condirla soltanto a crudo.
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4. Impiattamento
Distribuisci la purea calda nei piatti e sistema sopra la cicoria, oppure servi i due elementi affiancati. Completa con olio extravergine a filo e pane tostato. Non aggiungerei subito peperoncino, cipolla o formaggio: possono essere piacevoli, ma rischiano di coprire proprio il contrasto tra legume e verdura.
Fave secche o fresche, quale versione scegliere
La scelta dipende soprattutto dalla stagione e dal risultato che vuoi ottenere. La ricetta invernale e più rustica si prepara con le fave secche; in primavera si possono usare le fave fresche, che però danno un piatto diverso, più verde e meno cremoso.
| Versione | Risultato | Quando conviene |
|---|---|---|
| Fave secche | Purea densa, dolce e avvolgente | Per la preparazione tradizionale e un piatto sostanzioso |
| Fave fresche | Gusto più vegetale e consistenza meno cremosa | In primavera, con cicoria tenera e poco amara |
| Cicoria selvatica | Amaro deciso e profumo erbaceo | Per chi cerca il sapore più autentico e intenso |
| Catalogna | Amaro moderato e consistenza croccante | Per una spesa semplice e un risultato più equilibrato |
Con le fave fresche non tenterei di imitare la purea delle fave secche. È meglio cuocerle brevemente, magari con poca acqua e una foglia di alloro, poi schiacciarle lasciando una consistenza irregolare. In questo caso la cicoria dovrebbe essere più delicata e meno cotta, così il piatto mantiene una sensazione primaverile.
Gli errori che compromettono il risultato
Il primo errore è cuocere le fave a fiamma alta. Si attaccano sul fondo prima di diventare morbide e la purea prende un gusto tostato poco piacevole. Una pentola pesante, il fuoco dolce e un controllo ogni 15-20 minuti sono più utili di qualsiasi attrezzatura particolare.
Un altro problema frequente è usare troppa acqua dall’inizio. Se la purea è liquida, dovrai restringerla e rischierai di ottenere una crema collosa; meglio aggiungere piccole quantità di acqua calda durante la cottura e fermarsi quando le fave sono appena coperte.
Anche la cicoria richiede attenzione. Una cottura eccessiva la rende molle e diluisce il suo carattere, mentre una verdura poco scolata annacqua il piatto. Se l’amaro è troppo marcato, sbollentala per un minuto, cambia l’acqua e completa la cottura in una seconda acqua pulita.
Infine, non sottovalutare l’olio. In una ricetta con pochi ingredienti, un extravergine di bassa qualità si sente immediatamente. Ne bastano uno o due cucchiai a porzione, ma deve avere profumo fresco e un gusto coerente con la dolcezza delle fave.
Come portarlo in tavola e conservarlo
Il piatto dà il meglio di sé appena preparato, quando la purea è calda e la cicoria conserva ancora una parte della sua consistenza. Puoi servirlo come piatto unico vegetariano, seguito da frutta fresca o da un’insalata semplice, oppure come primo piatto sostanzioso in un menu regionale.
La purea si conserva in frigorifero per 2 giorni dentro un contenitore chiuso. Il giorno dopo sarà più compatta: scaldala in pentola con qualche cucchiaio d’acqua e mescola lentamente. Anche la cicoria può essere conservata separatamente, ma conviene consumarla entro 24-48 ore.
Per cambiare senza tradire la ricetta, puoi aggiungere peperoncino, scorza di limone o qualche oliva nera. Eviterei invece panna, burro e formaggi molto saporiti, perché rendono il piatto più ricco ma lo allontanano dal suo equilibrio originario.
Le fave sono legumi nutrienti, ma chi ha un deficit di G6PD dovrebbe evitarle seguendo le indicazioni del proprio medico. Per tutti gli altri, la combinazione offre proteine vegetali, fibre e una buona sensazione di sazietà, soprattutto se accompagnata da una quantità moderata di pane.
Il segreto finale sta nel contrasto
Per riuscire bene non servono molti ingredienti: servono fave cotte fino a diventare morbide, cicoria ben scolata e un olio extravergine capace di legare il tutto. La parte più importante è non addolcire troppo la verdura e non rendere liquida la purea.
Io lo servirei tiepido, con il pane tostato a parte e l’olio aggiunto solo alla fine. È proprio questa semplicità, sostenuta dal contrasto tra cremosità e amaro, a rendere la preparazione ancora attuale sulle tavole italiane.